EDUCAZIONE AFFETTIVA
Questa riflessione prende spunto da un brutto fatto di cronaca tornato alla ribalta in questi giorni per una sentenza che ha fatto molto discutere.
Due anni fa una ragazza di 15 anni viene stuprata a turno per tre ore da otto coetanei nella pineta di Montalto.
E’ di questi giorni la decisione del giudice di sospendere il processo con “messa a prova” degli imputati per 24 mesi, vale dire che verranno affidati ai servizi sociali e, probabilmente, prosciolti al termine di tale periodo.
Senza entrare nei meriti tecnici-legali di tale decisione, ciò che stupisce e fa inorridire è la reazione univoca di condanna degli abitanti di Montalto, un vero e proprio linciaggio operato nei confronti della ragazza, in un clima da “caccia alle streghe” dal sapore medioevale.
Lo stesso sindaco avrebbe stanziato 20.000 euro (soldi pubblici) per aiutare gli otto ragazzi a sostenere le spese legali.
Mi ha veramente stupita la forza e la cattiveria con la quale gli abitanti di questo paese hanno condannato questa povera ragazza rea di aver provocato i ragazzi, di essere una “facile”, una che “ci sta”.
Credo che qui debba inserirsi in modo deciso e capillare un discorso educativo che, ovviamente, manca. Un lavoro educativo volto a promuovere il rispetto dell’altro, delle volontà altrui, trascendendo i propri istinti. Ritengo che gli otto ragazzi siano essi stessi vittime del pregiudizio, della cattiva educazione, vittime di famiglie che, in qualche modo, giustificano il loro atto come inevitabile.
Auspico che l’affido ai servizi sociali possa insegnare a questi ragazzi il piacere di una sessualità “condivisa”, intesa come scambio reciproco, consensuale. E’ chiaro che il ruolo di un’educazione ad una sessualità responsabile è affidata principalmente alle famiglie, ma, nel caso specifico, tale ruolo pare venire meno, e allora perché non affidarlo alla scuola, alle istituzioni, non solo di Montalto, ma in tutte le scuole italiane.
Un’educazione sessuale che non ponga solo l’accento sull’uso dei contraccettivi o del profilattico come prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale (assolutamente importante), ma anche un’educazione all’affettività. Un’affettività troppo spesso trascurata, oscurata dall’imperativo dilagante di consumare tutto e subito.
Accanto ai distributori di profilattici (ipotesi fatta per arrestare il virus dell’HIV e di malattie veneree) nelle scuole, occorrerebbe introdurre pedagogisti o educatori che abituino i ragazzi a parlare di sesso, di sessualità, di affettività.
Occorre, a mio parere, che il sesso ritrovi anche quell’aura di mistero: il mistero della scoperta dell’altro, delle emozioni, il mistero dell’attesa dell’altro, il mistero della procreazione.
Vivere la sessualità con estremo disincanto, come esclusivo mezzo di piacere credo disorienti i ragazzi, portati spesso a viverlo come mercificazione del corpo per ricevere in cambio, ad esempio, una ricarica di cellulare. Ritengo sia fondamentale donare al corpo quella sacralità e quel rispetto che gli appartengono, scardinare l’immagine proposta dai mezzi di comunicazione di massa che vede nel corpo solo uno strumento per arrivare da qualche parte, uno strumento di omologazione per essere accettati dal gruppo dei pari.
Porre, al contrario, l’accento sulla individualità, sulla nostra unicità che ci rende straordinari.
Chiaramente i ragazzi dovrebbero trovare questo tipo di dialogo in famiglia, ma non sempre è possibile, non sempre i genitori riescono ad essere i primi interlocutori e allora è necessario stimolare il dialogo, anche attraverso sportelli pedagogici, che possano offrire loro ascolto sincero ed empatico.